Birra artigianale contro Industriale: la guerra globale arriva anche in Italia

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Artigianale contro Industriale: la guerra globale arriva anche in Italia

Una premessa innanzitutto: se domani una multinazionale della birra mi proponesse un contratto da 100,000 euro – per meno non se ne parla nemmeno – come “Craft Beer Expert”, o qualcosa del genere, ci penserei. Eccome se ci penserei. Figuriamoci se la stessa multinazionale si proponesse di acquistare la mia azienda per qualche decina di milioni di euro assumendomi come top manager. È sciocco chi crede che il denaro doni la felicità. L’abbondanza di denaro porta in dote qualcosa di più profondo e radicale: la libertà. La possibilità di decidere di dedicarsi alle arti, o di oziare, o di intraprendere nuove e differenti imprese, con una sola confortevole certezza: nella peggiore delle ipotesi avrai comunque sempre e comunque abbastanza soldi per vivere bene. Non è poco tutto questo messo sul piatto della bilancia. Per questo motivo misurare le recenti e sempre più numerose acquisizioni delle multinazionali della birra nel mondo artigianale con la cifra del tradimento non ha senso. Moralità peraltro del tutto ipotetica, perché certe offerte sul nostro tavolo non giungeranno mai. Facile vivere di ideali quando non ci sono alternative.

La posizione di chi ama la birra artigianale rispetto alla guerra che l’industria sta scatenando non può essere morale. È puramente una questione di ruolo. Nella vita si può cambiare ruolo e qualcuno in Italia, bontà sua, ci è riuscito incassando un assegno multimilionario e vendendo il proprio birrificio, ma deve essere chiaro per chi produce e per chi beve birra a quale parte della barricata si appartiene e quindi a quali interessi si risponde, finché quello resta il campo di gioco di ognuno. Birra del Borgo, fatto oramai noto e quasi digerito da tutti, è stata integralmente acquisita da Ab InBev, la più grande multinazionale della birra al mondo, andando a far parte del suo portafoglio di marchi. Ha alzato un enorme polverone in questi giorni l’annunciata partecipazione di diversi birrifici artigianali italiani al suo annuale evento celebrativo, il Birra del Borgo Day. In realtà analoga partecipazione era avvenuta anche lo scorso anno, ma la notizia in qualche modo doveva ancora essere metabolizzata dall’ambiente. Quest’anno invece, in pieno stile italiano, è successo un putiferio. Ad alzare il polverone ha contribuito un post sibillino sul gruppo Facebook Analfabeti della Birra di cui sono amministratore e che voleva segnalare e stigmatizzare l’elenco di birrifici artigianali italiani che avevano aderito al festival della multinazionale. Le polemiche che ne sono seguite hanno portato un buon numero di questi birrifici a ritirare la propria adesione, chi annunciandolo con modi un po’ sopra le righe, altri in maniera totalmente silente. Successivamente Unionbirrai, che da poco col nuovo statuto è divenuta associazione di categoria, ha emanato un comunicato in cui suggeriva ai propri iscritti di evitare l’adesione a manifestazioni organizzate dall’industria della birra, rendendo esplicito e “istituzionale” il conflitto fra artigiani e industria. La domanda retorica che mi sono posto è stata: che sarebbe successo senza questa polemica, se tutto fosse passato sotto traccia? Facile la risposta: nulla.

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