Chiare, esili e super secche: dalla California arrivano le Extra Brut IPA

La peculiarità risiede nel modo in cui i birrai ottengono questa super secchezza, e cioè con l’aggiunta di enzimi (alfa glicosidasi?) che contribuiscono a rendere totalmente fermentabili gli zuccheri complessi presenti nel mosto. Una trasformazione che accade naturalmente durante il processo produttivo, ma con un efficienza minore: in questo caso invece non resta praticamente traccia di zuccheri residui.

Lo sappiamo: ormai l’ambiente internazionale della birra artigianale è diventato irrequieto e nevrotico, sempre alla ricerca spasmodica della prossima novità da cavalcare, dissezionare e infine archiviare nel volgere di pochissimo tempo. Così in un paio di anni una consuetudine produttiva tipica del New England è stata dapprima elevata al grado di sottostile rivoluzionario, quindi trasformata in un vero e proprio fenomeno globale, studiato da birrai e appassionati di tutto il mondo. In men che non si dica siamo stati investiti da un’ondata di NE IPA provenienti da ogni dove, che hanno assecondato l’attitudine bulimica della sempre più ampia sfera dei beer geek. Così dopo solo un paio di anni dall’ascesa delle birre “juicy”, in molti stanno già cercando il prossimo grande trend del settore. Qualcuno aveva puntato sulle Pacific Northwest IPA, qualcun altro – tra il serio e il faceto – sulle Glitter Beer, ma la verità è che la prossima moda potrebbe essere rappresentata dalle Extra Brut IPA.

Neanche stessimo ripercorrendo la storia dell’hip hop degli anni ’90, il tentativo di rispondere al successo delle birre opalescenti della East Coast arriva dall’altra parte degli Stati Uniti e più precisamente dal nord della California. E l’arma della West Coast è una tipologia che per alcune caratteristiche è in netta opposizione con le rivali del New England: in questo caso siamo al cospetto di produzioni dall’aspetto cristallino, corpo leggero, carbonazione elevata e netta secchezza finaleCome riportato da The Sacramento Bee, è in particolare quest’ultima caratteristica a rendere particolari tali birre, che non a caso sono state identificate con l’appellativo Extra Brut IPA. E i nomi dei singoli prodotti perseguono la stessa suggestione, come la Hop Champagne di Social Kitchen & Brewery(San Francisco) e la Hop Perignon di Flatland Brewing (Elk Grove).

La peculiarità risiede nel modo in cui i birrai ottengono questa super secchezza, e cioè con l’aggiunta di enzimi (alfa glicosidasi?) che contribuiscono a rendere totalmente fermentabili gli zuccheri complessi presenti nel mosto. Una trasformazione che accade naturalmente durante il processo produttivo, ma con un efficienza minore: in questo caso invece non resta praticamente traccia di zuccheri residui. Il risultato è dunque un prodotto estremamente secco e con un corpo scorrevole (nonostante una gradazione alcolica non indifferente), che fornisce un’ottima base per valorizzare – indovinate cosa – i profumi e gli aromi dei luppoli (americani) impiegati. Alla fine stiamo pur sempre parlando di IPA…

via Cronache di Birra https://ift.tt/2HvaUf2

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